Pubblicato il Marzo 15, 2024

Il vero vantaggio della gestione digitale non è solo il costo, ma la fine del conflitto d’interessi che frena i rendimenti proposti dalla sua banca.

  • Le banche tradizionali caricano costi nascosti (ingresso, gestione, performance) che possono superare il 2-3% annuo, causando una sistematica erosione del capitale.
  • I robo-advisor usano ETF a basso costo e algoritmi, con un’architettura di costo trasparente che raramente supera l’1% tutto incluso.

Raccomandazione: Analizzi il suo estratto conto titoli: se i costi totali superano l’1,5%, sta pagando un prezzo troppo alto per una performance probabilmente inferiore.

Se sta leggendo questo articolo, è probabile che si senta frustrato. Guarda il suo estratto conto e nota una litania di commissioni, costi di gestione e balzelli che, anno dopo anno, sembrano mangiare una parte significativa dei suoi rendimenti. Il suo consulente bancario la rassicura, parlando di “gestione attiva” e di “potenziale del mercato”, ma i numeri raccontano un’altra storia: quella di un’inesorabile erosione del capitale. Molti investitori si rassegnano, pensando che questo sia il prezzo da pagare per investire.

La narrativa comune vuole che la banca offra sicurezza e un rapporto umano insostituibile. Ma se questo rapporto umano fosse la causa di un palese conflitto d’interessi, dove il prodotto consigliato è quello più redditizio per la banca e non per lei? Se la “sicurezza” fosse solo una facciata per un’architettura di costo obsoleta e inefficiente? Il punto non è demonizzare l’intero sistema bancario, ma smascherarne le inefficienze strutturali che pesano sul suo patrimonio.

La vera rottura, l’angolo che questo articolo intende dimostrare dati alla mano, è che la gestione patrimoniale digitale non è solo un’alternativa più economica. È un cambio di paradigma. È la disintermediazione che le restituisce il controllo, offrendo una trasparenza algoritmica che il sistema tradizionale non può e non vuole eguagliare. Non si tratta solo di risparmiare denaro, ma di riacquistare sovranità finanziaria.

In questa analisi, vedremo come la digitalizzazione azzera i costi superflui, come gestire il passaggio senza traumi fiscali, e perché un algoritmo può essere il suo miglior alleato nei momenti di crisi. Dimostreremo, con numeri e non opinioni, perché il futuro della gestione del risparmio è già qui e perché ignorarlo significa, semplicemente, lasciare soldi sul tavolo.

Per navigare in modo efficace attraverso questa analisi comparativa, abbiamo strutturato l’articolo per rispondere in modo puntuale alle domande chiave che ogni investitore consapevole si pone. Il sommario seguente le permetterà di accedere direttamente agli argomenti di suo maggiore interesse.

Come la digitalizzazione azzera i costi di ingresso e uscita sugli investimenti sotto i 100.000 €?

Il primo e più evidente vantaggio della gestione patrimoniale digitale risiede in una radicale ridefinizione dell’architettura di costo. Le banche tradizionali hanno costruito il loro modello di business su una struttura complessa e stratificata che giustifica commissioni di ingresso, di gestione e di performance. Queste non sono altro che il pedaggio da pagare per mantenere una costosa rete di filiali, personale e intermediari. Un fondo comune bancario può facilmente addebitare dall’1% al 3% solo per entrare, a cui si aggiunge una commissione di gestione annua spesso superiore al 2%.

Le piattaforme digitali, o robo-advisor, operano su un modello completamente diverso. Sfruttando la tecnologia, eliminano la necessità di gran parte di questa infrastruttura fisica. Il loro business non è vendere “prodotti della casa” carichi di commissioni, ma offrire un servizio efficiente. Investono principalmente in ETF (Exchange Traded Funds), strumenti finanziari a basso costo che replicano l’andamento di un mercato, eliminando la necessità di un “gestore star” da remunerare. Questo approccio basato sulla disintermediazione permette di azzerare quasi sempre le commissioni di ingresso e di uscita.

Il risultato è un abbattimento drastico dei costi fissi che gravano sull’investitore. Come evidenziato da una dettagliata analisi comparativa del settore, la differenza è netta. Mentre una banca può chiedere decine di migliaia di euro come investimento minimo, molte piattaforme digitali sono accessibili già con 5.000 €. Questo non solo rende l’investimento più democratico, ma massimizza il capitale che viene effettivamente messo al lavoro fin dal primo giorno.

Confronto costi gestione patrimoniale: Banca tradizionale vs Moneyfarm
Parametro Banca Tradizionale Moneyfarm
Commissione ingresso 1-3% 0%
Commissione gestione annua 2,2% 0,4%-1%
Commissione performance 10-20% 0%
Investimento minimo €50.000-100.000 €5.000

La scalabilità dei costi è un altro fattore determinante. Ad esempio, alcune piattaforme applicano commissioni a scendere: per investimenti tra 5.000€ e 19.999€, la commissione annua può essere dell’1%, ma come dimostra una simulazione di Facile.it, questa può scendere fino allo 0,4% per patrimoni più elevati. Questa struttura premia la crescita, al contrario del modello bancario dove i costi rimangono ostinatamente alti. È un segnale chiaro che l’interesse della piattaforma è allineato a quello del cliente: più il capitale cresce, meno incide il costo del servizio. Non è un caso che, nonostante una penetrazione ancora limitata, circa il 14% degli investitori italiani attivi online abbia già scelto questa strada, secondo dati dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano.

Come trasferire il dossier titoli su una piattaforma digitale senza perdere lo storico fiscale?

Una delle maggiori paure che frena gli investitori dal lasciare la propria banca è la complessità burocratica e, soprattutto, l’impatto fiscale. L’idea di dover “vendere tutto”, pagare il 26% di tasse sulle plusvalenze e ricominciare da capo è un potente deterrente. Fortunatamente, questa è una concezione errata. Il trasferimento di un dossier titoli è un’operazione standardizzata che, se eseguita correttamente, garantisce la continuità fiscale.

Il concetto chiave da comprendere è quello del regime amministrato e del ruolo del sostituto d’imposta. Quando lei apre un dossier titoli in Italia, la banca o l’intermediario agisce come sostituto d’imposta: calcola, trattiene e versa le tasse per suo conto. Quando decide di trasferire il suo portafoglio a un nuovo intermediario (come un robo-advisor autorizzato a operare in Italia), sta semplicemente chiedendo di “cambiare” il sostituto d’imposta. Non sta liquidando le sue posizioni.

Il nuovo intermediario riceverà non solo i suoi titoli, ma anche tutti i dati fiscali associati: il prezzo di carico originale di ogni strumento, le minusvalenze pregresse non ancora compensate e lo storico delle operazioni. Questo significa che le eventuali plusvalenze verranno tassate solo al momento della vendita effettiva, esattamente come sarebbe successo con la vecchia banca. Come sottolinea un’analisi di ExtraETF sui conti titoli, la possibilità di delegare gli obblighi fiscali a un broker che agisce da sostituto d’imposta è un enorme vantaggio in termini di semplificazione. La procedura è più semplice di quanto si pensi e si riduce a una richiesta formale.

Il suo piano d’azione: trasferire il dossier titoli senza impatti fiscali

  1. Richieda alla sua banca attuale il modulo specifico per il “trasferimento titoli”.
  2. Compili il modulo indicando con precisione i dati del nuovo intermediario (il robo-advisor) e specifichi esplicitamente di voler mantenere il “regime fiscale amministrato”.
  3. Nella richiesta, bari qualsiasi opzione che implichi la liquidazione o la vendita delle posizioni. La dicitura corretta è “trasferimento senza estinzione”.
  4. Invii la richiesta tramite PEC o raccomandata A/R per avere una prova legale della data di invio.
  5. Monitorizzi il processo: la normativa prevede che il trasferimento debba concludersi entro un massimo di 30 giorni lavorativi.

È fondamentale essere precisi nella compilazione della modulistica. Un errore comune è non specificare chiaramente di voler mantenere il regime amministrato, il che potrebbe innescare la liquidazione del portafoglio. Seguendo questi passaggi, il trasferimento diventa una pura formalità burocratica, non un evento fiscale.

Gestione attiva bancaria o algoritmica: quale protegge meglio il capitale durante i crolli di mercato?

Durante le fasi di forte volatilità e i crolli di mercato, la promessa della “gestione attiva” bancaria viene messa alla prova. L’idea che un gestore umano possa “fiutare” il mercato e proteggere il capitale è allettante, ma si scontra con due realtà: i bias cognitivi e i conflitti di interesse. Un gestore può essere indotto a non vendere un titolo in perdita per non ammettere un errore (avversione alla perdita) o a seguire il gregge per paura di sottoperformare rispetto ai concorrenti.

La gestione algoritmica dei robo-advisor offre un approccio radicalmente diverso, basato sulla disciplina e sulla logica matematica. Un algoritmo non ha emozioni. Non va in panico quando i mercati crollano e non si lascia trasportare dall’euforia durante le bolle speculative. Il suo compito è applicare una strategia predefinita, come il ribilanciamento periodico del portafoglio. Se un’azione crolla, alterando l’asset allocation desiderata, l’algoritmo venderà gli asset che hanno sovraperformato per comprare quelli a sconto, riportando il portafoglio in equilibrio. Questa è l’essenza dell’antifragilità.

L’immagine seguente rappresenta metaforicamente questa differenza: da un lato, l’incertezza e l’emotività della mano umana; dall’altro, la precisione e la logica di un sistema basato su regole.

Rappresentazione visiva della differenza tra gestione algoritmica e consulenza bancaria durante le crisi di mercato

Questa freddezza operativa si traduce in una maggiore protezione del capitale nel lungo periodo. Mentre un gestore umano potrebbe decidere di liquidare le posizioni in preda al panico, consolidando le perdite, l’algoritmo continua ad eseguire la sua strategia di ribilanciamento. Questo approccio contro-ciclico permette di acquistare a prezzi bassi durante le crisi, ponendo le basi per un recupero più rapido e robusto quando il mercato si riprende. È la vittoria della strategia sull’istinto, della matematica sull’emozione.

Inoltre, l’assenza di un conflitto di interesse è totale. L’algoritmo non ha alcun incentivo a promuovere un prodotto finanziario rispetto a un altro. La sua unica direttiva è ottimizzare il portafoglio in base al profilo di rischio del cliente, utilizzando gli strumenti più efficienti (tipicamente ETF a basso costo). Questa trasparenza algoritmica è una garanzia di allineamento di interessi che il modello bancario tradizionale, basato sulla vendita di prodotti, fatica a offrire.

L’errore di sicurezza informatica che espone il tuo patrimonio digitale al furto di identità

Un’obiezione comune verso la finanza digitale riguarda la sicurezza. “I miei soldi sono più al sicuro nel caveau di una banca che su un server”. Questa è una visione superata. Oggi, la vera minaccia non è il furto fisico, ma quello digitale. E, contrariamente a quanto si possa pensare, l’anello debole della catena non è quasi mai la piattaforma di investimento, ma l’utente stesso. L’errore più grande è sottovalutare le pratiche di igiene digitale di base.

Le piattaforme di robo-advisory serie sono soggette a regolamentazioni stringenti (Consob, Banca d’Italia) e investono massicciamente in crittografia e sistemi di protezione, spesso più avanzati di quelli di molte banche tradizionali con infrastrutture IT obsolete. Il vero pericolo si annida in pratiche come il riutilizzo delle password, l’uso dell’autenticazione a due fattori (2FA) via SMS (vulnerabile al SIM-swapping) e il cliccare su link di phishing. Il furto di identità digitale inizia quasi sempre da una disattenzione dell’utente.

Il furto di SIM, o SIM-swapping, è una delle tecniche più insidiose. Un malintenzionato, entrato in possesso dei suoi dati personali, contatta il suo operatore telefonico fingendosi lei e chiede il trasferimento del suo numero su una nuova SIM. Una volta ottenuto il controllo del suo numero, può ricevere tutti gli SMS di autenticazione e reimpostare le password dei suoi servizi finanziari. Per questo motivo, l’autenticazione tramite app (come Google Authenticator o Authy) è esponenzialmente più sicura di quella via SMS.

Adottare un approccio proattivo alla sicurezza è fondamentale. Non si tratta di diventare un esperto di cybersecurity, ma di implementare alcune semplici regole che alzano drasticamente il livello di protezione del suo patrimonio digitale. Ecco alcuni passaggi concreti:

  • Attivare sempre un PIN sulla sua SIM card: è la prima, fondamentale barriera contro il SIM-swapping.
  • Utilizzare un’app di autenticazione a due fattori: disabilitare, dove possibile, la ricezione di codici di sicurezza via SMS.
  • Usare password uniche e complesse per ogni servizio finanziario: un gestore di password è un investimento irrisorio per la sicurezza che offre.
  • Configurare lo SPID per l’accesso ai servizi: dove disponibile, è uno standard di identificazione molto più robusto di username e password.
  • Monitorare gli accessi e impostare alert: controllare regolarmente la lista dei dispositivi autorizzati e attivare notifiche per ogni operazione.

La sicurezza del suo patrimonio digitale non dipende dalla robustezza del “caveau” virtuale, ma dalla solidità delle “chiavi” che solo lei controlla. La responsabilità è condivisa: la piattaforma protegge l’infrastruttura, lei protegge i suoi accessi.

Quando attivare un PAC digitale automatico per sfruttare il Dollar Cost Averaging?

La risposta è semplice: il prima possibile. Il Piano di Accumulo Capitale (PAC) non è uno strumento per fare “market timing”, ovvero tentare di indovinare il momento migliore per entrare sul mercato. Al contrario, è una strategia progettata per neutralizzare l’incertezza e la volatilità attraverso la disciplina e la costanza. Il principio alla base è il Dollar Cost Averaging (DCA): investendo una somma fissa a intervalli regolari (es. 100€ al mese), si acquistano più quote quando i prezzi sono bassi e meno quote quando i prezzi sono alti. Questo media il prezzo di carico nel tempo, riducendo il rischio di investire tutto il capitale in un picco di mercato.

Un PAC digitale, offerto dalla maggior parte dei robo-advisor, automatizza questo processo. Una volta impostato, il sistema preleva e investe l’importo stabilito senza alcun intervento manuale. Questo rimuove la componente emotiva: l’investitore non deve decidere se “questo è il mese giusto” per investire, evitando la paralisi da analisi o le decisioni avventate. L’automazione garantisce la disciplina necessaria per far funzionare la strategia DCA. Come evidenzia un’analisi di Finaria.it, un PAC di lungo periodo che sfrutta l’interesse composto su un robo-advisor offre opportunità di crescita nettamente superiori rispetto agli strumenti di risparmio tradizionali italiani come i Buoni Fruttiferi Postali.

La crescita di un PAC è un processo graduale e costante, simile a una scalinata che sale passo dopo passo, come visualizzato nell’immagine seguente.

Visualizzazione della crescita graduale di un piano di accumulo capitale automatico

Il confronto con gli strumenti di risparmio tradizionali è impietoso, soprattutto in un’ottica di lungo periodo. Un conto deposito o un buono postale offrono rendimenti bassi (spesso erosi dall’inflazione) in cambio di un rischio nullo. Un PAC su un portafoglio diversificato di ETF ha un profilo di rischio medio, ma offre un potenziale di rendimento decisamente superiore, come mostra la tabella comparativa.

Confronto strumenti di risparmio italiani
Strumento Rendimento medio annuo Rischio Liquidità
PAC su ETF (robo-advisor) 5-7% Medio Alta
Buoni Fruttiferi Postali 1-2% Nullo Media
Conto Deposito 1-3% Nullo Media
Fondi Bancari Attivi 3-5% Medio-Alto Media

Attivare un PAC digitale non è una scommessa sul futuro immediato, ma un atto di fiducia nella crescita a lungo termine dei mercati. È la strategia ideale per chi ha un orizzonte temporale di almeno 5-10 anni e vuole costruire un patrimonio in modo sistematico, senza lo stress e l’inefficienza del “fai da te” emotivo.

Moneyfarm o consulente in banca: chi vince sul rendimento netto dopo 10 anni?

La domanda più importante per un investitore non è “quanto costa?”, ma “quanto mi resta in tasca?”. Per rispondere, dobbiamo andare oltre le singole commissioni e analizzare l’impatto complessivo dei costi sul rendimento finale. L’erosione del capitale causata da un’architettura di costo inefficiente non è un concetto astratto, ma un valore numerico che, su un orizzonte temporale di 10 anni, può fare una differenza abissale.

Confrontiamo due scenari realistici. Scenario A: un investitore si affida a una banca tradizionale, che applica una commissione d’ingresso dell’1% e una commissione di gestione annua del 2,2% (valori medi di mercato per fondi bilanciati). Scenario B: lo stesso investitore sceglie un robo-advisor come Moneyfarm, con zero commissioni d’ingresso e una commissione di gestione annua dello 0,75% (valore medio per un portafoglio di medie dimensioni).

Ipotizziamo un capitale iniziale di 100.000 € e un rendimento lordo annuo del 5% per entrambi. La matematica è spietata. Nel primo scenario, l’investitore parte già con 99.000 € a causa della commissione d’ingresso. Anno dopo anno, il costo del 2,2% sottrae una fetta importante del rendimento, frenando la magia dell’interesse composto. Nel secondo scenario, l’intero capitale viene messo al lavoro fin da subito e la commissione ridotta permette ai rendimenti di capitalizzare in modo molto più vigoroso.

Una simulazione diretta fornita da Moneyfarm illustra chiaramente questo divario. Dopo 10 anni, la differenza nel capitale accumulato non è di qualche centinaio di euro, ma di oltre 16.000 €. Questo non è rendimento perso, è patrimonio che è stato trasferito dalle tasche dell’investitore a quelle della banca.

Simulazione €100.000 investiti per 10 anni (Rendimento lordo 5%/anno)
Anno Banca (costi 2,2%+1% ingresso) Moneyfarm (costi 0,75%) Differenza
0 €99.000 €100.000 €1.000
5 €118.500 €125.800 €7.300
10 €142.000 €158.400 €16.400

Questa simulazione dimostra un principio fondamentale: nel lungo periodo, il fattore che incide di più sul rendimento netto, dopo l’asset allocation, è il costo. Anche una performance lorda leggermente superiore da parte del gestore bancario (un’ipotesi tutta da dimostrare, dato che la maggior parte dei fondi attivi non batte il benchmark) verrebbe quasi certamente annullata da costi di gestione doppi o tripli. Scegliere un modello a basso costo non significa accontentarsi, ma massimizzare le probabilità di successo finanziario.

Wallet, Oval o Yolt (esempi): quale app offre i migliori insight sulle tue abitudini di spesa?

La vera sovranità finanziaria non si limita a investire in modo efficiente, ma inizia da una profonda consapevolezza delle proprie finanze. La rivoluzione digitale, grazie alle normative sull’Open Banking (PSD2), ha permesso la nascita di un ecosistema di applicazioni che trasformano il nostro smartphone in un vero e proprio centro di controllo finanziario. App come Wallet, Oval, o le funzionalità integrate in neobanche come Revolut e N26, non si limitano a tracciare le spese, ma offrono insight potenti sulle nostre abitudini.

Queste applicazioni si collegano in modo sicuro ai nostri conti correnti e carte di credito, categorizzando automaticamente ogni transazione. In pochi secondi, possiamo visualizzare grafici che mostrano dove finiscono i nostri soldi: quanto spendiamo per ristoranti, trasporti, abbonamenti, shopping online. Questo livello di dettaglio era impensabile fino a pochi anni fa e richiede un’analisi manuale tediosa. Identificare le aree di spesa eccessiva diventa un gioco da ragazzi. L’obiettivo non è diventare avari, ma ottimizzare le uscite per liberare risorse da destinare ai propri obiettivi di lungo termine.

La scelta dell’app dipende dalle esigenze individuali. Alcune, come Wallet, sono eccellenti per la pianificazione di budget dettagliati e il tracciamento manuale/automatico. Altre, come Oval (che ha evoluto il suo modello), erano famose per la funzione di “risparmio automatico” che arrotondava le spese e investiva la differenza. Le funzionalità di analisi di Revolut o N26 sono ottime per chi cerca una soluzione integrata all-in-one. Yolt ha purtroppo cessato le operazioni, ma il suo modello ha aperto la strada a molte altre. L’importante è trovare lo strumento che ci aiuta a rispondere alla domanda: “Posso trasformare spese superflue in capitale di investimento?”.

Il passo successivo, e più potente, è collegare questa nuova consapevolezza al proprio piano di investimento. Identificare e tagliare abbonamenti inutilizzati o ridurre una categoria di spesa può liberare facilmente 50-150 € al mese. Automatizzare il trasferimento di questa somma verso il proprio PAC digitale chiude il cerchio: la spesa inefficiente di oggi diventa il patrimonio di domani. Ecco un processo pratico per farlo:

  1. Utilizzi un’app di budgeting per analizzare le spese degli ultimi 3 mesi e identificare gli abbonamenti inutilizzati o le categorie di spesa “gonfiate”.
  2. Cancelli i servizi non essenziali e si ponga un obiettivo di risparmio mensile (es. 100€).
  3. Imposti un trasferimento automatico mensile di quell’importo dal suo conto corrente al suo conto di investimento presso il robo-advisor.
  4. Aumenti l’importo del suo PAC esistente o ne crei uno nuovo con la somma risparmiata.
  5. Monitorizzi l’impatto: in un anno, avrà trasformato 1.200 € di spesa in capitale investito.

Questo non è solo “risparmiare”, è un processo attivo di riallocazione del capitale dalla spesa al patrimonio. È un’applicazione pratica del concetto di sovranità finanziaria, resa possibile dall’integrazione dell’ecosistema fintech.

Punti chiave da ricordare

  • L’architettura di costo digitale elimina le commissioni di ingresso/uscita e performance, causa principale dell’erosione del capitale in banca.
  • Il trasferimento del dossier titoli è un’operazione burocratica standardizzata che, se eseguita correttamente, non comporta alcun impatto fiscale.
  • La gestione algoritmica batte l’emotività umana nei crolli di mercato, applicando strategie di ribilanciamento disciplinate e non soggette a conflitti d’interesse.

Perché i robo-advisor performano meglio del “fai da te” emotivo nei periodi di alta volatilità?

L’alta volatilità è il test del fuoco per ogni investitore. È in questi momenti che l’emotività prende il sopravvento e spinge a commettere gli errori più costosi: vendere ai minimi in preda al panico o comprare ai massimi sull’onda dell’euforia (FOMO – Fear Of Missing Out). Il “fai da te”, anche per l’investitore più disciplinato, è una lotta costante contro i propri bias cognitivi. I robo-advisor non solo offrono una soluzione a basso costo, ma forniscono l’antidoto più efficace a questo problema: la totale assenza di emotività.

Un algoritmo non legge i titoli catastrofici dei giornali né si lascia influenzare dalle opinioni degli “esperti” televisivi. La sua unica guida è la strategia di investimento definita in base al profilo di rischio del cliente. Durante un crollo di mercato, quando l’istinto umano urla “vendi tutto!”, l’algoritmo esegue con freddezza il suo programma di ribilanciamento. Vende gli asset che hanno tenuto meglio (come l’oro o le obbligazioni) e compra quelli che sono crollati (le azioni), riportando il portafoglio all’asset allocation strategica. Di fatto, sta comprando a sconto, applicando la regola base di ogni investitore di successo: “buy low, sell high”.

Questa disciplina è quasi impossibile da mantenere per un essere umano. La tentazione di deviare dalla strategia, di “aspettare un momento migliore” o di “limitare i danni” è fortissima. Il robo-advisor, invece, impone una disciplina ferrea, che nel lungo periodo si traduce in performance superiori rispetto a un approccio discrezionale e impulsivo. La sua forza non risiede in una presunta capacità di predire il futuro, ma nell’incrollabile aderenza a un piano razionale.

Gli algoritmi sofisticati creano portafogli equilibrati, mitigando significativamente i rischi attraverso una distribuzione strategica degli investimenti su diverse classi di asset e mercati globali.

– RetEconomy, Analisi Robo Advisor 2024

Inoltre, l’automazione elimina l’onere psicologico della decisione. L’investitore non deve più passare ore a interrogarsi se sia il momento giusto per agire. Delegando l’esecuzione a un sistema non emotivo, può concentrarsi sui suoi obiettivi di vita, sapendo che la sua strategia di investimento viene implementata con coerenza, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Questa serenità, in un mondo finanziario sempre più complesso e volatile, è un valore inestimabile, forse anche superiore al puro vantaggio economico.

Comprendere come la gestione algoritmica neutralizzi i bias emotivi è il passo finale per abbracciare con fiducia la finanza digitale.

Ora che ha compreso i meccanismi, i vantaggi e la superiorità strategica della gestione patrimoniale digitale, il passo successivo è smettere di pagare un prezzo eccessivo per un servizio inefficiente. È il momento di agire e riprendere il controllo del suo futuro finanziario. Valuti oggi stesso la sua situazione e consideri il passaggio a una soluzione che lavora per lei, non contro di lei.

Scritto da Giulia Moretti, Consulente Finanziaria Indipendente (CFA) esperta in pianificazione previdenziale e gestione patrimoniale. Vanta 12 anni di esperienza nella costruzione di portafogli di investimento a lungo termine e nell'analisi di fondi pensione.