Pubblicato il Aprile 12, 2024

In sintesi:

  • Il Cassetto Fiscale non è un archivio, ma un cruscotto attivo per prevenire problemi con i crediti fiscali.
  • Controlla sempre l’area “Comunicazioni” per avvisi bonari che possono bloccare le cessioni.
  • La Carta d’Identità Elettronica (CIE) offre un accesso più stabile e sicuro rispetto allo SPID durante i picchi di traffico.
  • Prepara un fascicolo documentale ordinato e completo secondo gli standard dei revisori per evitare bocciature.
  • Delega l’accesso al commercialista online per un monitoraggio professionale continuo e senza sforzi.

Navigare nel mondo dei crediti fiscali, specialmente dopo le complesse vicende legate ai bonus edilizi, può sembrare un percorso a ostacoli. Molti contribuenti e imprese si trovano di fronte a un problema frustrante: crediti ceduti che risultano “incagliati” o non visibili, bloccando liquidità e creando incertezza. In questo scenario, che in Italia ha raggiunto un valore di circa 30 miliardi di euro di crediti fiscali in circolazione nel 2024, il Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate diventa uno strumento non solo utile, ma fondamentale.

L’approccio comune è considerarlo un semplice archivio digitale, un luogo dove consultare documenti a posteriori. Questa visione è limitante e rischiosa. La vera chiave per evitare brutte sorprese non è consultare il cassetto fiscale, ma saperlo interrogare in modo strategico e proattivo. Significa trasformarlo da magazzino di dati a cruscotto di controllo attivo della propria posizione fiscale. Non si tratta solo di verificare se un credito è stato accettato, ma di anticipare le criticità, individuare le piccole irregolarità prima che diventino problemi insormontabili e dialogare con l’Amministrazione Finanziaria con cognizione di causa.

Questo articolo non sarà il solito tutorial su come accedere. Sarà una guida strategica per utilizzare il Cassetto Fiscale come uno strumento di prevenzione del rischio. Analizzeremo gli errori più comuni, le sezioni spesso trascurate che nascondono informazioni vitali e le procedure per interagire in modo efficiente, sia in autonomia che tramite un intermediario. L’obiettivo è fornirvi le competenze per trasformare un obbligo burocratico nel vostro miglior alleato per la gestione dei crediti.

Per navigare con efficacia attraverso i vari aspetti del monitoraggio fiscale, abbiamo strutturato questa guida in sezioni chiare e operative. Ogni sezione affronta un problema specifico e fornisce soluzioni pratiche, permettendovi di acquisire una padronanza completa dello strumento.

Perché non trovi la Certificazione Unica nel cassetto fiscale e dove cercarla esattamente?

Uno dei momenti di maggiore ansia per chi ha ceduto un credito fiscale è l’attesa della Certificazione Unica (CU) da parte dell’acquirente (es. una banca). Non trovarla nel Cassetto Fiscale scatena subito il panico, ma spesso la soluzione è più semplice del previsto. La CU non è sempre immediatamente visibile nella dashboard principale. Prima di allarmarsi, è fondamentale eseguire una serie di controlli metodici per escludere le cause più comuni.

Innanzitutto, bisogna considerare le tempistiche legali. Per legge, il sostituto d’imposta ha tempo fino a una data specifica (solitamente il 31 marzo) per trasmettere i dati all’Agenzia delle Entrate. Un controllo prematuro potrebbe essere la causa della mancata visualizzazione. In secondo luogo, l’interfaccia del portale può essere fuorviante. È essenziale non limitarsi alla schermata iniziale, ma navigare attivamente nelle sezioni corrette. La CU si trova tipicamente all’interno della sezione “Dichiarazioni Fiscali”, dove è cruciale selezionare l’anno d’imposta corretto dal menu a tendina. Un errore comune è guardare l’anno corrente invece di quello a cui si riferiscono i redditi.

Infine, se dopo queste verifiche la CU risulta ancora assente, il problema potrebbe risiedere nella trasmissione dati da parte del sostituto d’imposta. In questo caso, il primo passo è contattare direttamente la banca o l’ente acquirente per sollecitare la verifica. Solo in ultima istanza, se non si ottengono risposte, si può procedere con una segnalazione all’Agenzia delle Entrate.

  • Verifica la data di emissione: I sostituti d’imposta hanno tempo fino al 31 marzo per l’invio relativo a dipendenti e pensionati; le tempistiche possono variare per altre tipologie di reddito.
  • Cerca nella sezione giusta: Vai su “Dichiarazioni Fiscali” e non fermarti alla dashboard.
  • Seleziona l’anno d’imposta corretto: Assicurati di aver impostato l’anno fiscale di riferimento.
  • Controlla l’area “Consultazioni e ricerche”: Qui potrebbero trovarsi CU relative a redditi diversi o particolari.

Adottare un approccio sistematico trasforma l’ansia dell’attesa in un processo di verifica controllato e consapevole, primo passo fondamentale per un monitoraggio proattivo della propria posizione.

Come conferire la delega per il cassetto fiscale al commercialista senza andare in ufficio?

La gestione del Cassetto Fiscale, soprattutto in presenza di operazioni complesse come le cessioni di credito, richiede competenza e tempo. Delegare l’accesso a un professionista di fiducia, come il proprio commercialista, è una scelta strategica che permette un monitoraggio costante e qualificato. Fortunatamente, oggi non è più necessario recarsi fisicamente presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate. La procedura può essere completata interamente online, in pochi minuti e in totale sicurezza.

Questo processo digitale rappresenta un passo avanti fondamentale nella semplificazione del rapporto tra contribuente e fisco, trasferendo la fiducia in modo tracciabile e sicuro. L’immagine seguente illustra simbolicamente questo passaggio di consegne digitale.

Schermata computer con procedura delega digitale al commercialista

Come evidenziato, la delega digitale è un atto di grande responsabilità. La procedura online è stata pensata per essere robusta e a prova di errore. A partire dall’8 dicembre 2025, la funzione “Delega unica” semplificherà ulteriormente il processo. Per conferire la delega, è sufficiente accedere all’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate con le proprie credenziali SPID o CIE. Da lì, si naviga verso la sezione dedicata alle deleghe, si inserisce il codice fiscale dell’intermediario e si scelgono i servizi da abilitare. È importante specificare “Consultazione Cassetto Fiscale” se l’obiettivo è il solo monitoraggio, limitando così i permessi dello stesso.

La procedura passo-passo è la seguente:

  1. Accedi all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS.
  2. Cerca e seleziona la funzione “Deleghe” e poi “Conferimento delega a intermediario”.
  3. Inserisci il codice fiscale del commercialista e, se richiesto, il suo numero di iscrizione all’albo.
  4. Scegli quali servizi delegare (es. Cassetto Fiscale, Fatturazione Elettronica, etc.). Per il monitoraggio, è sufficiente il Cassetto Fiscale.
  5. Conferma l’operazione. La delega avrà una validità di 4 anni, garantendo una copertura a lungo termine.

Affidarsi a un professionista non è una sconfitta, ma una mossa intelligente per liberare tempo e risorse, con la certezza che la propria posizione sia costantemente sotto controllo esperto.

SPID o CIE: quale metodo di accesso è più stabile per i servizi dell’Agenzia delle Entrate?

L’accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione è il primo, fondamentale passaggio per ogni operazione. Quando si tratta dell’Agenzia delle Entrate, specialmente durante le scadenze fiscali o i “click day”, la stabilità del sistema di autenticazione diventa cruciale. Trovarsi bloccati fuori dal proprio Cassetto Fiscale in un momento critico è una frustrazione comune. La scelta tra SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e CIE (Carta d’Identità Elettronica) non è solo una questione di preferenza, ma ha implicazioni pratiche significative in termini di affidabilità e sicurezza.

Lo SPID, pur essendo estremamente diffuso, si basa su un’architettura federata di provider privati (Identity Provider). Questo significa che la stabilità dell’accesso dipende dalla capacità del singolo provider di gestire i picchi di richieste. In momenti di traffico eccezionale, alcuni provider possono mostrare rallentamenti o disservizi. La CIE, al contrario, si appoggia a un’infrastruttura centralizzata e gestita direttamente dal Ministero dell’Interno. Questo la rende intrinsecamente più robusta e resiliente durante i periodi di alta congestione. Non è un caso che la CIE sia spesso l’ancora di salvezza quando i sistemi SPID sono sovraccarichi. Con quasi 54 milioni di italiani su 59 milioni che possiedono la CIE, si tratta di uno strumento ormai universale.

Oltre alla stabilità, la CIE offre un livello di sicurezza potenzialmente superiore, potendo raggiungere il Livello 3 (il massimo previsto). Sebbene per la maggior parte dei servizi fiscali sia sufficiente il Livello 2 (offerto da entrambi), avere un’opzione di sicurezza più elevata è un vantaggio. Il principale svantaggio della CIE sono i tempi di attivazione, legati al rilascio fisico della carta da parte del Comune. Lo SPID, invece, può essere attivato anche in pochi minuti. Tuttavia, una volta ottenuta la CIE, il suo utilizzo è immediato e gratuito per tutta la sua validità.

Il confronto che segue riassume le differenze chiave per un utente che necessita di un accesso affidabile ai servizi fiscali.

Confronto SPID vs CIE per accesso ai servizi fiscali 2024
Caratteristica SPID CIE
Stabilità durante alto traffico Dipende dal provider Superiore (sistema ministeriale)
Tempo di attivazione 5 minuti – 24 ore 15-30 giorni
Costo annuale 0-6€ (dipende dal provider) Gratuito dopo emissione (16,79€)
Livello sicurezza Livello 2 standard Livello 3 disponibile
Utilizzo con smartphone NFC Solo per autenticazione Lettura diretta con app CieID

La raccomandazione strategica è chiara: richiedere e attivare la CIE non appena possibile. Anche se si utilizza quotidianamente lo SPID per comodità, avere la CIE pronta all’uso è come possedere una chiave di riserva per la propria “cassaforte fiscale”, garantendo l’accesso anche nei momenti di massima criticità.

L’errore di non controllare l’area comunicazioni dove arrivano gli avvisi di irregolarità “bonari”

Molti utenti, una volta entrati nel Cassetto Fiscale, si concentrano esclusivamente sulle sezioni relative ai crediti o alle dichiarazioni, commettendo un errore potenzialmente molto costoso: ignorare l’area “Comunicazioni”. È qui che l’Agenzia delle Entrate deposita gli avvisi di irregolarità, noti anche come “avvisi bonari”. Questi documenti segnalano piccole discrepanze o omissioni nei versamenti che, se non sanate tempestivamente, possono trasformarsi in cartelle esattoriali e, soprattutto, bloccare qualsiasi operazione di cessione del credito.

La logica dei sistemi di controllo delle banche e degli intermediari finanziari è ferrea: un contribuente con pendenze, anche minime, è considerato “inaffidabile”. Di conseguenza, la presenza di un avviso bonario non pagato è una delle cause più frequenti e subdole di blocco delle pratiche di cessione. L’urgenza di una notifica può essere sottovalutata, ma le sue conseguenze sono immediate e concrete, come dimostra l’illustrazione di un professionista che realizza l’impatto di un avviso appena ricevuto.

Notifica urgente avviso bonario su smartphone

La sensazione di urgenza è giustificata. L’inerzia di fronte a queste comunicazioni può avere ripercussioni sproporzionate rispetto all’entità dell’irregolarità. Un piccolo debito di poche decine di euro può congelare una cessione del valore di decine di migliaia di euro per settimane o mesi. Il monitoraggio proattivo di questa sezione diventa, quindi, una vera e propria attività di “diagnosi precoce” della propria salute fiscale.

Studio di caso: Cessione bloccata per un avviso bonario non visto

Un’impresa edile ha visto la sua cessione di un credito Superbonus da 30.000€ rimanere sospesa per 45 giorni. La causa? Un avviso bonario da 52€ per un minimo omesso versamento, che non era stato visualizzato nell’area comunicazioni del Cassetto Fiscale. L’imprenditore, concentrato solo sulla “Piattaforma Cessione Crediti”, non si era accorto della notifica. Una volta identificato il problema, la situazione si è sbloccata in sole 48 ore dopo aver pagato la piccola irregolarità e aver trasmesso la ricevuta alla banca acquirente. Questo caso reale dimostra l’importanza critica di un controllo regolare e completo di tutte le sezioni, non solo di quelle principali.

La lezione è chiara: dedicare cinque minuti a settimana al controllo dell’area comunicazioni è un investimento di tempo irrisorio rispetto ai danni economici e al tempo perso che può prevenire. Impostare un promemoria periodico è una strategia semplice ma incredibilmente efficace.

Quando scaricare l’intero archivio fatture per un backup locale di sicurezza?

Il Cassetto Fiscale è uno strumento potente, ma affidarsi esclusivamente a una piattaforma online per la conservazione di documenti fiscali critici per un decennio è una strategia rischiosa. I sistemi possono cambiare, l’accesso può essere temporaneamente interrotto e la responsabilità della conservazione a lungo termine ricade, in ultima analisi, sul contribuente. Per chi ha beneficiato di bonus edilizi, la cui documentazione deve essere conservata per almeno 10 anni per eventuali controlli, creare un backup locale, completo e organizzato non è un’opzione, ma una necessità.

Il momento ideale per effettuare questo backup non è “un giorno o l’altro”, ma in corrispondenza di precise scadenze fiscali o al termine di operazioni importanti. La regola d’oro è: scaricare l’intero archivio (fatture, comunicazioni, ricevute) almeno una volta all’anno, preferibilmente dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, è mandatorio creare una copia di sicurezza completa ogni volta che si conclude un’operazione di cessione del credito. Questo “snapshot” cristallizza lo stato della documentazione in un momento chiave.

Un archivio locale ben strutturato non serve solo in caso di disservizi del portale, ma diventa fondamentale per rispondere rapidamente e in modo ordinato a eventuali richieste di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate o dei revisori. In un contesto dove i crediti possono bloccarsi facilmente, la capacità di produrre istantaneamente un documento è un vantaggio strategico incalcolabile. Come sottolinea un’analisi di settore, l’incertezza può avere conseguenze gravi.

I crediti incagliati mettono a rischio le imprese con meno liquidità, con conseguente interruzione di forniture e lavori in corso

– Cresme, Rapporto sul mercato delle costruzioni 2024

La checklist seguente elenca i documenti indispensabili da includere nel proprio archivio decennale per le pratiche relative ai bonus edilizi.

  • Ricevuta di accettazione della cessione dalla Piattaforma Cessione Crediti
  • Asseverazioni tecniche con timbri e firme digitali
  • Visto di conformità del professionista abilitato
  • APE (Attestato di Prestazione Energetica) ante e post intervento
  • Pratiche edilizie (CILA, SCIA) con ricevute di deposito
  • Comunicazioni ENEA con codice pratica e ricevuta
  • Ricevute di tutti i bonifici parlanti
  • Fatture elettroniche in formato XML con metadati completi

L’archiviazione non è un compito passivo, ma un’assicurazione contro futuri imprevisti. Un disco esterno dedicato o un servizio cloud sicuro, con una struttura di cartelle logica, rappresentano la polizza più efficace per la tranquillità fiscale dei prossimi dieci anni.

PosteID, Sielte o InfoCert: quale provider SPID è gratuito e più facile da usare?

Ottenere lo SPID è il primo passo per accedere al Cassetto Fiscale e a tutti i servizi della PA. Tuttavia, il mercato degli Identity Provider (IdP) è variegato e la scelta può confondere. Sebbene tutti gli SPID siano uguali in termini di validità, differiscono per costi, modalità e tempi di attivazione, e facilità d’uso. Per un utente che cerca una soluzione gratuita, veloce e semplice, analizzare le opzioni è fondamentale per non perdere tempo e denaro.

I provider più noti come Poste Italiane (PosteID) offrono un’ampia rete di sportelli fisici per il riconoscimento, un vantaggio per chi preferisce l’assistenza di persona. Tuttavia, questo servizio è spesso a pagamento o richiede procedure che possono allungare i tempi. Altri provider, come Sielte o Lepida, hanno puntato su procedure di attivazione completamente online e gratuite, a patto di possedere già uno strumento di identificazione digitale come la Carta d’Identità Elettronica (CIE) o una Carta Nazionale dei Servizi (CNS).

Sielte, in particolare, si distingue per una procedura estremamente rapida (spesso completata in 5-10 minuti) che sfrutta la CIE o un riconoscimento via webcam. Lepida offre un servizio simile, con attivazione immediata se si usa la CIE. Questi provider sono ideali per chi ha urgenza e dimestichezza con gli strumenti digitali. Al contrario, InfoCert, un altro grande nome del settore, ha orientato la sua offerta principale verso soluzioni a pagamento. La scelta dipende quindi dal proprio profilo: chi cerca supporto fisico potrebbe preferire PosteID (accettando un possibile costo o tempi più lunghi), mentre chi vuole tutto e subito, gratuitamente, dovrebbe orientarsi su provider “digital-native” come Sielte, a condizione di avere una CIE.

La tabella seguente mette a confronto le opzioni gratuite più popolari per un utente standard.

Confronto provider SPID gratuiti per utente fiscale
Provider Costo annuale Riconoscimento Tempo attivazione Supporto fisico
PosteID Gratuito (ric. online a pag.) Webcam/ufficio postale 24-48 ore Sì (uffici postali)
Sielte Gratuito con CIE/Webcam Webcam + selfie 5-10 minuti No
Lepida Gratuito CIE/CNS/di persona Immediato con CIE Sì (sportelli convenzionati)
InfoCert A pagamento Webcam/CIE 24 ore No

In sintesi, se possedete una CIE 3.0 e uno smartphone con NFC, provider come Sielte o Lepida offrono la via più rapida e gratuita. Altrimenti, PosteID rimane una valida alternativa grazie alla sua capillarità territoriale, pur con qualche potenziale attesa in più.

Da ricordare

  • Monitoraggio attivo: Il Cassetto Fiscale non è un archivio statico. Controllalo regolarmente, soprattutto l’area “Comunicazioni”, per anticipare problemi.
  • Documentazione impeccabile: La chiave per sbloccare le cessioni è un fascicolo documenti perfetto, ordinato e coerente in ogni sua parte, a prova di revisore.
  • Doppia chiave di accesso: Anche se usi lo SPID, attiva e tieni pronta la CIE. È il tuo accesso di riserva, più stabile nei momenti di crisi dei sistemi.

Come preparare il fascicolo documenti perfetto per evitare che Deloitte o PwC boccino la tua cessione?

Quando un credito fiscale viene ceduto a un grande acquirente istituzionale, la pratica non viene semplicemente “accettata”, ma sottoposta a una due diligence rigorosa da parte di società di revisione esterne, come Deloitte, PwC, EY o KPMG. Questi revisori agiscono con un livello di pignoleria estremo, cercando la minima incoerenza che possa rappresentare un rischio. Una data sbagliata, un dato catastale non allineato o una firma digitale scaduta sono sufficienti per bocciare o sospendere una pratica, bloccando la liquidità per mesi. In un contesto dove ci sono ancora circa 5 miliardi di euro di lavori Superbonus da completare nel 2025, la posta in gioco è altissima.

Preparare un “fascicolo a prova di revisore” non significa solo raccogliere i documenti, ma curarne la coerenza, la qualità formale e l’organizzazione logica. Ogni documento deve “parlare” con gli altri. Il codice fiscale del beneficiario o del condominio deve essere identico ovunque. I dati catastali sulla visura devono corrispondere perfettamente a quelli indicati nella CILA e nell’APE. Gli importi nel computo metrico, nelle fatture e nell’asseverazione devono essere perfettamente congruenti.

La qualità formale è altrettanto cruciale. Scansioni a bassa risoluzione, illeggibili o storte vengono scartate. Le firme digitali devono essere valide e apposte con un certificato qualificato. Infine, l’organizzazione fa la differenza. Un archivio digitale caotico rallenta la revisione e trasmette un’impressione di scarsa professionalità. È fondamentale creare una struttura di cartelle chiara e utilizzare una nomenclatura dei file “parlante”, che permetta al revisore di trovare ciò che cerca in pochi secondi.

Piano d’azione per un fascicolo a prova di revisore

  1. Punti di contatto: Verifica la coerenza dei dati (codice fiscale, indirizzo, dati catastali) su tutti i documenti: visura, pratica edilizia, APE, fatture, bonifici.
  2. Collezione: Assicurati che ogni file sia scansionato ad alta risoluzione (minimo 300 DPI) e sia perfettamente leggibile in ogni sua parte.
  3. Coerenza: Confronta gli importi tra fatture, computo metrico e asseverazione di congruità delle spese. Non devono esserci discrepanze, neanche di un centesimo.
  4. Memorabilità/Emozione: Controlla che tutte le firme digitali siano valide e non scadute. Una firma non valida invalida l’intero documento ai fini della revisione.
  5. Piano di integrazione: Organizza i file in una struttura di cartelle logica (es. 1_Soggetto, 2_Immobile, 3_Urbanistica, 4_Fiscale) e usa nomi file descrittivi (es. ’01_Visura_Catastale_2024.pdf’).

Questo approccio meticoloso non solo massimizza le probabilità di un’approvazione rapida, ma costruisce anche una solida base documentale in grado di resistere a qualsiasi controllo fiscale futuro.

Come ottenere e usare lo SPID per accedere a INPS, Agenzia Entrate e Fascicolo Sanitario?

Lo SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, è diventato la chiave universale per accedere a quasi tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione italiana. Non si tratta solo di consultare il Cassetto Fiscale, ma di un vero e proprio passaporto digitale che apre le porte a INPS, Fascicolo Sanitario Elettronico, anagrafe (ANPR) e molto altro. Capire come ottenerlo e come funziona è oggi una competenza civica e digitale indispensabile, in linea con gli obiettivi strategici del Paese, che mirano a far sì che il 70% della popolazione dovrà utilizzare l’identità digitale entro il 2026, secondo il PNRR.

Ottenere lo SPID è un processo in tre fasi. La prima è la scelta di un Identity Provider (IdP), ovvero una delle aziende accreditate a rilasciare l’identità digitale (come Poste Italiane, Aruba, Sielte, etc.). La scelta dipende da costi e modalità di riconoscimento preferite. La seconda fase è la registrazione, in cui si inseriscono i propri dati anagrafici e si crea una password. La terza e ultima fase è il riconoscimento, che serve a verificare con certezza l’identità del richiedente. Questo può avvenire di persona presso uno sportello, via webcam con un operatore, o in autonomia tramite strumenti come la Carta d’Identità Elettronica (CIE) o una firma digitale.

Una volta attivato, lo SPID si basa su tre livelli di sicurezza. Il Livello 1 (username e password) è usato per servizi a basso rischio. Per operazioni sensibili come quelle sull’Agenzia delle Entrate o l’INPS, è obbligatorio il Livello 2, che aggiunge alla password un codice temporaneo (OTP) generato da un’app sullo smartphone. Il Livello 3, che richiede un supporto fisico specifico, è raramente utilizzato. L’aspetto più potente dello SPID è la sua universalità: una volta ottenute, le stesse credenziali funzionano per tutti i portali convenzionati, semplificando drasticamente l’interazione con lo Stato.

Inizia oggi a trattare il tuo Cassetto Fiscale non come un obbligo, ma come il tuo più potente alleato strategico. Un monitoraggio consapevole e proattivo è la migliore assicurazione per la tua serenità fiscale e finanziaria.

Domande frequenti sul Cassetto Fiscale e l’identità digitale

Quale livello SPID serve per l’Agenzia delle Entrate?

Per operazioni sensibili come quelle sull’Agenzia delle Entrate è obbligatorio il Livello 2 (password + codice temporaneo dall’app). Questo garantisce un’autenticazione a due fattori, essenziale per proteggere dati fiscali riservati.

Posso usare lo stesso SPID per INPS e Fascicolo Sanitario?

Sì, una volta ottenuto lo SPID puoi usare la stessa identità per accedere a INPS, Fascicolo Sanitario, ANPR e tutti i servizi della PA che hanno aderito al sistema. Questa è la grande forza dello SPID: un’unica chiave per tutti i servizi pubblici.

È possibile delegare l’identità digitale a un familiare?

Sì, esiste la procedura di ‘Delega dell’Identità Digitale’ che permette a un soggetto “delegato” (es. un figlio o un tutore) di usare il proprio SPID per accedere ai servizi online per conto di un soggetto “delegante” (es. un genitore anziano o una persona non autosufficiente), previa autorizzazione.

Scritto da Roberto Gallo, Ingegnere Informatico specializzato in Cybersecurity bancaria e tecnologie Fintech. Esperto di pagamenti digitali, direttiva PSD2 e sicurezza delle transazioni online con 14 anni di attività nel settore IT bancario.